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Quando esco per fotografare, nello zaino, metto sempre un binocolo per le osservazioni. Ma come spesso capita gli ingrandimenti non sono sempre sufficienti per la determinazione degli animali, vista la distanza di fuga.
In questi casi servirebbe un cannocchiale! Personalmente ne possiedo uno di modesta qualità, ma le dimensioni e il peso poco conciliano con la regola “viaggia leggero”.

Anni fa la Nikon, per i propri obbiettivi, e la Kenko per tutte le altre marche, producevano un accessorio che poteva risolvere questo problema. Questo era chiamato Eyescope, e altro non era che un oculare dotato di una baionetta che ne permetteva l’innesto con un teleobiettivo trasformandolo così in un cannocchiale (un 400 mm diventava un 40x, un 300 mm diventava un 30x ecc.). Ecco una soluzione economica, leggera e poco ingombrante. Peccato che questa non sia più commercializzata, al limite si trova qualcosa nei mercatini dell’usato, ma vi assicuro mai per il vostro attacco.

A questo punto risolvere un problema ne fa nascere un altro. Una soluzione alla fine l’ho trovata . Ho pensato a com’è costruito l’eyescope; un oculare ingranditore, un prisma a tetto per raddrizzare l’immagine e una baionetta per agganciarlo al tele. Semplice, l’oculare e il prisma lo ricavo dai binocoli tascabili economici che si trovano nei mercatini e la baionetta la ottengo da un tappo copri obiettivo!.

Materiali

Procedura

Il primo passo è quello di smontare il binocolo; io descrivo la procedura che ho seguito, ovviamente in base al tipo di binocolo a disposizione le cose possono cambiare.

Con un cacciavite, si svita la vite a cui è legata la tracolla (fig. 1), scoprendo così un'altra vite da togliere a sua volta. A questo punto si può staccare facilmente il tubetto contenente le lenti ed il prisma.
Fatto ciò, si deve svitare anche il perno che permette la messa a fuoco del binocolo (fig. 2). Si sfila, poi, il blocco della lente frontale e si toglie la copertura in gomma del tubetto (fig. 3).

Ora bisogna misurare con un calibro il diametro del cilindro privo della gomma, scegliere una punta da trapano del tipo "a pignatta" (cosi almeno le chiamano dalle mie parti) di qualche millimetro più grande della misura presa ed eseguire un foro centrale al tappo copri obiettivo (fig. 4). Affinchè il foro sia il più centrale possibile lo si dovrebbe fare al tornio o al limite con una colonna a trapano.
Ora si dovrà fare attenzione, dato che si deve registrare la distanza tra il gruppo ottico ottenuto e il gruppo ottico posteriore dell'obiettivo.

Attenzione! Gli obbiettivi con gruppi ottici che arrivano a filo con la baionetta o sono protetti da un elemento trasparente non si prestano all'applicazione di quest'accessorio. E' altrettanto importante far attenzione nell'inserire il cilindro nell'obiettivo. Io non ho avuto alcun problema, ma non per questo la procedura è esente da rischi.

Si deve procedere per tagli successivi del cilindro (fig. 5). La registrazione della messa a fuoco si deve fare mettendo l'obiettivo all'infinito e inserendo il gruppo ottico ottenuto, all'interno dello stesso attraverso il foro del tappo copri obiettivo. La giusta distanza si trova spostando avanti e indietro il gruppo (fig. 6).

Ora bisogna chiudere il tutto. Del tubo deve rimanere solo il neccessario a contenere lenti e prisma oltre una parte che permetta un sicuro ancoraggio al tappo. Per fissare le due parti si può sfuttare la gomma tolta inizialmente, a cui si deve tagliare la parte eccedente e le costolature (fig. 7). Questo evita spiacevoli scivolamenti, inoltre si puo sfruttare l'occhiello rimasto (quello che permetteva lo snodo del binocolo) mettendo dei spessori per assicurare la giusta distanza di registrazione e una vite che blocchi il tutto al tappo (fig. 8).



Conclusioni

La costruzione dell'eyescope "casalingo" è terminata. Certo non avrà la qualità di quelli venduti o dei cannocchiali veri e propri, ma per un costo massimo di 20 euro e uno sforzo minimo, credo vada più che bene. Buona osservazione a tutti.




Eyescope

Fig. 1
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Fig. 2
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Fig. 3
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Fig. 4
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Fig. 5
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Fig. 6
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Fig. 7
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Fig. 8
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